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Grande partecipazione al primo incontro degli oppositori al Piano cave di Loiano


Legambiente, Cast, Comitati e tanti cittadini nell'incontro operativo che si è tenuto a Sabbioni
Grande partecipazione al primo incontro degli oppositori al Piano cave di Loiano

Circa cinquanta persone  si sono incontrate a Sabbioni per informarsi e capire cosa accadrà  dopo l'approvazione del PAE (Piano Attività Estrattive) che la maggioranza del Comune di Loiano ha deliberato lo scorso 18 dicembre. La serata era organizzata dal neo costituito Comitato "Salviamo il bosco - fermiamo le cave di Ca' dei Boschi"(rappresentato da Stefania Colombi), Legambiente (Claudio Corticelli ed Ubaldo Radicchi) ed il Cast (Cesare Albini) Ha partecipato  e supportato anche  l'Associazione "Salviamo il Paesaggio".

La serata è stata introdotta da Stefania Colombi che ha ripercorso le tappe della vicenda ricordando che l'obiettivo della serata era sì informare, ma anche condividere i prossimi passi da percorrere. Danilo Zappaterra del Movimento 5 Stelle (unico Consigliere di opposizione che ha votato contro il Piano), ha ricordato che l'approvazione della Delibera è passata senza un minimo confronto con i cittadini ed Associazioni. Ha anche ribadito che questa non è una 'battaglia' partitica ma politica e che i partiti devono quindi restare fuori da quanto si sta organizzando. Rispondendo poi ad una domanda specifica si è anche ricordato che questo piano porterà pochissime risorse nelle casse comunali e comunque sproporzionate rispetto all'impatto ambientale e sociale. 

Cesare Albini ha confermato l'impegno del Cast anche da un punto di vista tecnico-legale ed ha ribadito la volontà di organizzare un incontro con l'Amministrazione.

Ubaldo Radicchi ha infine  sottolineato i punti su cui presumibilmente ci si dovrà concentrare:

NESSUNA CONDIVISIONE CON I CITTADINI è previsto anche da una legge regionale che qualsiasi iniziativa che coinvolga in maniera massiva la cittadinanza, debba sottoporsi obbligatoriamente ad un confronto. Confronto che in questo caso non è minimamente avvenuto

DISSESTO IDROGEOLOGICO è un Piano imponente che avrà certamente ripercussioni sull'ambiente circostante per molti anni e che inciderà su una zona già interessata da molte frane

UTILIZZARE IL RESIDUO di scavi del precedente Piano prima di inziarne di nuovi. Non solo, come previsto, le aree già coltivate e le strade danneggiate, dovranno essere ripristinate.

IMPATTO SULLA FLORA E SULLA FAUNA scavare per 15/20 metri pregiudica e  mette a rischio  qualsiasi tipo di reimpianto che si volesse fare in quell'area. Un disboscamento di 17.000 alberi andrà ad incidere sulla fauna della zona senza che nessuna opera di ripristino potrà mai compensare

POLVERI ED INQUINAMENTO non è stato minimamente preventivato l'impatto ambientale che avranno i mezzi (almeno 80.000 viaggeranno sulla fondovalle), per il trasporto del materiale. La Co2 non assorbita dagli alberi e le polveri liberate dai mezzi, potranno incidere anche sugli obiettivi dei Sindaci in tema di salubrità dell'aria.

TUTELE CONDIZIONANTI nel Piano sono previste diverse tutele condizionanti (per esempio: si potrà avere intorbidimento delle acque se non verranno effettuati i controlli). Queste garanzie mantengono una parte di incertezza data dalla qualità e capacità dei controlli. Si chiede che queste tutele diventivo ASSOLUTE.

Questi solo alcuni punti su cui si lavorerà nei prossimi incontri oltre a redigere un comunicato stampa congiunto, organizzare un incontro pubblico e valutare di iniziare una raccolta firme certificata.

Quello che è certo (e che si è ben compreso durante l'incontro),  è che questa volta i cittadini non subiranno supinamente le decisioni calate dall'alto ma sono pronti a chiederne conto ai propri amministratori. 

(Nel video l'intervento di Ubaldo radicchi di Legambiente)

gennaio 2015

Pubblicato il : 
Giovedì, 22. gennaio 2015 - 2:44
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Altro tema discusso è l'introito previsto per il Comune, stimato in circa 8.000 € al mese, che è poca cosa rispetto alla spese giornaliera per lo smaltimento rifiuti, pari a circa 2.000 €. È stato rilevato che circa il 30% dei rifiuti prodotti derivano dal verde (sfalcio e potature) e che il costo di smaltimento è di circa 13 € al quintale, quasi come se si comprasse della quercia. Un altro 10% sarebbe poi materiale edilizio di risulta da demolizioni/scarti che potrebbe rientrare nei progetti regionali di riciclo in sostituzione dell'estrazione di inerti. Si è detto in sostanza che basterebbe una gestione dei rifiuti migliore per avere un risparmio che compensa il mancato introito per il Comune legato alla cava. Poi si è detto che dal punto di vista naturalistico e paesaggistico non è un bel biglietto da visita un Comune con parte di un versante così deturpato, vicino ad una zona di interesse quale il Contrafforte Pliocenico. Ma del resto, visto il peso degli investimenti nel turismo nel Bilancio previsionale, non c'è da stupirsi. Mi fa solo male il fatto che oltre a tagliare i fondi a coloro che nel turismo ancora credono e investono, si deturpa pure la montagna. Ultimo aspetto, il raggiungimento degli obbiettivi sulle emissiono di CO2. Si è detto che gli alberi della pineta sono ormai alla fine del loro ciclo e andrannp sostituiti con piante che inevitabilmente non saranno in grado di assorbire la stessa quantità di CO2. Ragionando poi in ottica di unificazione dei Comuni, sappiamo tutti quanti alberi sono stati abbattuti in Fondovalle Savena. se si tagliano altri 9 ettari di bosco e si fanno circolare camion a diesel per il trasporto dei materiali estratti, come si può pensare di avere un bilancio positivo? Non basteranno lampadine al led negli edifici comunali per rimediare a questo danno incalcolabile.

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