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Loiano, la sua storia


 

Loiano (o Lojano, come era denominato originariamente) si trova nell'Appennino tosco-emiliano a sud-est di Bologna, in una zona panoramica tra le più belle della provincia. Nelle giornate serene è persino possibile vedere il capoluogo emiliano all'orizzonte, dal quale dista circa 34 km, disteso sul piano padano e di notte ammirarne le luci che dalla città si allungano sulla via Emilia. Il centro abitato di Loiano sorge a 714 m slm, mentre l’intero territorio comunale, di circa 5.241 ha (52,41 km2), risulta compreso tra i 238 e gli 860 m slm, per un dislivello altimetrico complessivo di 622 m. Ciò implica una notevole diversità paesaggistica e climatica in relazione alle diverse fasce altimetriche.

La popolazione totale del comune è in continuo aumento: nel 1991 gli abitanti, detti Loianesi, erano 3.110, nel 2000 4.002, nel 2001 4.158, portando in solo un decennio ad un incremento del 33,70%; infine nel dicembre 2003 sono ulteriormente aumentati a 4.369, il che determina una densità abitativa di 83,4 abitanti/km2.

Secondo il censimento del 2001 risultano occupati, presso le 265 attività insistenti sul territorio comunale, complessivamente 1.014 individui, pari al 38,64% della popolazione attiva (abitanti con età compresa tra i 18 e i 65 anni: 2.624) e al 24,39% degli abitanti complessivi del comune. Storicamente si attribuiscono ai luoghi nei dintorni di Loiano e allo stesso paese origini romane. In realtà, probabilmente, l’abitato risale ad un’epoca precedente, poiché poco distanti dal confine comunale, nella zona di Monte Bibele, sono stati rinvenuti i resti di un insediamento di popolazioni etrusche e celtiche risalenti al IV – III secolo a.C. Inoltre all’interno del territorio comunale sono state rinvenute tracce di un sepolcreto villanoviano attribuibili all'VIII – VII secolo a.C. Nel corso dei secoli il paese viene a trovarsi su un'importante via di comunicazione in una zona di confine dapprima tra il regno dei Goti e l'Esarcato, successivamente tra i dominii di potenti famiglie (Ghibelline, degli Ubaldini, degli Alberti, degli Panico, dei Da Mangona e dei Lojani – che prese il proprio nome dal Paese, e non viceversa come si è sempre creduto –) da un lato, ed il comune di Bologna dall'altro; ed infine tra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana.

Per alcuni secoli Loiano rimase centro amministrativo di prim'ordine e questa prerogativa venne conservata anche nel periodo napoleonico tanto da divenire nel 1804 capoluogo di Mandamento. Con l'avvento di Napoleone anche Loiano ne subì ogni avvenimento. Si sa per certo che furono parecchi i loianesi che si arruolarono nelle truppe napoleoniche, alcuni tra loro ebbero la fortuna di tornare e raccontare durante le lunghe serate invernali, al tepore delle stalle, le loro incredibili e terrificanti avventure guerriere.

Dopo il congresso di Vienna il territorio di Loiano passò sotto la giurisdizione dello stato pontificio seguendone gli avvenimenti successivi. Unificata l'Italia nel 1861 entrò in vigore, anche in Emilia-Romagna, la ferma militare obbligatoria che durava anche tre anni. Ciò veniva a danneggiare, seppure in parte, le famiglie dei contadini, togliendo alla terra le preziose braccia dei figli.

Come in altre parti d'Italia ci furono delle ribellioni e non pochi furono i giovani che cercarono di evadere dal servizio militare creando sacche di “ribellismo”. A tale proposito va ricordato un personaggio, tale Prosperi Gaetano, abitante nella parrocchia di Roncastaldo, il quale dopo essere sfuggito più volte ai carabinieri (per questo il suo episodio e il suo mulino furono chiamati “dello Spirito”) fu condannato a morte e pare che la sua fu l’ultima condanna ad essere eseguita a Bologna (il 15 dicembre 1863).

 

medium_Loiano, Antica Casa Corona.jpg

                                      

Per alcuni secoli la storia del paese è legata a quella dei suoi conventi e delle sue locande, queste ultime particolarmente numerose, data la posizione geografica di Loiano, situato nella principale via di collegamento tra l'Italia settentrionale e quella centrale: il tratto Bologna - Firenze. La locanda più famosa, La Corona, risale al XII° secolo e tra le sue mura sono stati siglati importanti trattati e alleanze. Delle osterie con alloggio ci rimangono descrizioni non sempre lusinghiere come quelle, le più note, lasciataci da Wolfgang Goethe che pernottò al Corona la sera del 21 ottobre del 1786 e scriveva “delle cimici voraci della Corona di Loiano”, da De Montaigne che nel 1580 giunse a Loiano “Piccolo villaggio assai scomodo. Non vi sono in questo villaggio che due ostelli, famosi tra tutti quelli dItalia per i tradimenti che vi si operano ai danni dei passanti, cui (gli osti) fanno quantità di belle promesse di tutte le sorte di comodità, prima che mettano piede a terra, per burlarsene una volta che li hanno alla loro mercé, del che esistono proverbi pubblici.”, e da Arthur Joung che durante il suo viaggio in Italia negli anni 1787-1788-1789 pranzò in compagnia di altri viaggiatori “a Loiano, assolutamente come dei maiali. Stesero per noi una tovaglia che aveva perduto, per le dita unte e sporche di tabacco dei vetturini, tutto il biancore di un tempo; il nostro pasto era costituito da un brodo di riso nero, che non avrebbe screditato la filosofia di Licurgo, fegato fritto in olio rancido, e cavolo freddo, rimasto dal giorno precedente...” e non contento dopo meno di un mese dormì “in quel buco rivoltante di Loiano, che sarebbe troppo sporco per maiali abituati a un porcile pulito”.

Non si ricordano particolari avvenimenti di lotta politica negli anni ante e post Prima Guerra Mondiale, alla quale furono numerosi i partecipanti loianesi come numerosissimi i caduti e gli invalidi. Nel periodo che và dal 1925 al 1940 Loiano si arricchì di alcuni edifici pubblici notevoli: nel 1926 fu costruita la Stazione Amplificatrice dei telefoni di Stato che ha cessato di funzionare negli ultimi anni del secolo scorso e recentemente è stata demolita.

Con la Seconda Guerra mondiale il paese, e soprattutto le sue borgate, attraversarono un periodo di grande difficoltà economica e di grande sofferenza umana, diviso tra i tedeschi, i fascisti e gli americani. La prima linea del fronte infatti percorreva in parte il torrente Savena, in particolare nella zona di Scascoli si trovavano gli americani, mentre sull’altro versante, nel territorio di Monzuno, c’erano i tedeschi; per questo motivo tuttora, percorrendo l’alveo del torrente, si possono incontrare di tanto in tanto delle grotte scavate nella roccia che costituivano riparo per i soldati ed alcune fungevano da ospedale da campo.

 

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